Il libro. Presentazione domani, 25 marzo, ore 16,30. Sala Consiliare Città Metropolitana. Figura profondamente radicata nel clima culturale barese del futurismo degli anni ’30, protesa alla ricerca e definizione di una nuova idea di architettura e di città
24 marzo 2026
Nella classica cartolina della città di Bari spiccano le inquadrature esterne del borgo marinaro della città vecchia aggrappato alla basilica di San Nicola, protetto dal Castello Normanno-Svevo, la scacchiera del quartiere ottocentesco murattiano a cui seguono i riflessi, nell’antistante specchio d’acqua, degli ordinati lampioni del Lungomare Nazario Sauro che anticipano la cornice di edifici pubblici e palazzi degli anni 30 del ‘900.
Quest’ultima parte della storia rappresenta una evoluzione urbanistica e culturale significativa della città di Bari. Il modernismo, e ancor più il futurismo di Marinetti, correnti di pensiero che stimolano il fascismo inducono la città ad interpretare un nuovo ruolo: moderno, dinamico, intraprendente, politicamente proteso verso l’altra sponda dell’Adriatico. L’architettura diventa strumento per una nuova lettura di simboli e significati.

Nella costruzione dell’immagine moderna della città di Bari si inserisce il contributo e l’esperienza di Marino Lopopolo quale caso emblematico per comprendere le dinamiche di modernizzazione del tessuto urbano barese nel quadro della «grande Bari» fascista.
Marino Lopopolo (Bisceglie, 1905 – Bari, 1980), laurea in architettura nel 1932 presso la Regia Università di Napoli, percorre, condivide ed esprime, attraverso le opere, molti tratti del pensiero futurista. Fautore dell’istituzione dell’albo degli architetti della Puglia (1952) resterà propositivo anche nel dopoguerra sino alla metà degli anni ’70. All’Ordine degli Architetti della provincia di Bari è stato donato il suo archivio.

Oggi, un corposo libro, “Antonio Lopopolo, Architetto e pioniere coraggioso” di Antonio Labalestra, edizioni Quasar (368 pagine, 22,00 Euro), attraverso un attento lavoro sulle fonti archivistiche, ricostruisce il profilo umano e professionale dell’architetto barese, restituendone la complessità e il rilievo nel più ampio contesto della cultura architettonica italiana del Novecento.

Il volume mette in luce il contributo di Lopopolo alla definizione di una nuova idea di architettura e di città, seguendone l’attività tra edifici pubblici, quartieri popolari, palazzi ministeriali, città di fondazione e spazi commerciali tra i più rappresentativi della Bari del tempo.
Ne emerge una figura profondamente radicata nel clima culturale del futurismo e del razionalismo, capace di interpretare l’architettura come strumento di trasformazione sociale e come espressione di una visione moderna, rigorosa e insieme ambiziosa. La vicenda di Marino Lopopolo diventa così anche una chiave per rileggere il dibattito, aperto soprattutto dagli anni Trenta, sul rapporto tra architetti, istituzioni, ideologia e potere politico.
Il libro sarà presentato domani, mercoledì, 25 marzo, ore 16.30, nella Sala Consiliare della Città Metropolitana di Bari, Lungomare Nazario Sauro.
A discutere con l’autore saranno Gian Paolo Consoli, Professore di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Bari, Carlo Moccia, Professore di Progettazione architettonica del Politecnico di Bari e Ferdinando Pappalardo, Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e già professore di Teoria e storia dei generi letterari presso l’Università degli Studi di Bari.
L’incontro si aprirà con i saluti di Umberto Fratino, Rettore del Politecnico di Bari, di Franco Defilippis, Direttore del Dipartimento ArCoD – Architettura, Costruzione e Design, e di Cosimo Damiano Mastronardi, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari.
Interverranno: Vito Leccese, Sindaco di Bari, Giovanna Iacovone, Vicesindaco di Bari, Adriano Buzzanca, Direttore dell’Archivio di Stato di Bari e Francesca Romana Paolillo, Dirigente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.
L’autore. Antonio Labalestra è professore associato di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Bari ed è stato visiting professor in diverse università straniere. Ha fondato e dirige un laboratorio di ricerca pubblico impegnato nella formazione e nello studio delle fonti archivistiche applicate alla storia dell’architettura e delle discipline del progetto. I suoi interessi di ricerca riguardano principalmente l’architettura tra la fine del XIX e il XX secolo, con particolare attenzione al Mezzogiorno e ad alcune figure centrali del panorama italiano del Novecento, tra cui Ernesto Basile, Armando Brasini, Marcello Piacentini, Gio Ponti e Aldo Rossi. Accanto a numerosi saggi pubblicati in volumi e riviste internazionali, ha dato alle stampe, per Quasar, Il palazzo del Governo di Taranto. La politica, i progetti e il ruolo di Armando Brasini (2018).